Fiscalità, vantaggi e regole per trasferirsi negli Emirati

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Sono esclusi da tassazione i guadagni da lavoro dipendente,i redditi immobiliari non riconducibili ad attività d’impresa,nonché quelli da investimento, come le rendite finanziarie.

La crescente rilevanza della mobiità globale sta ridefinendo in modo strutturale le scelte di residenza e localizzazione degli individui.
Sempre più imprenditori, professionisti e dirigenti valutano con attenzione l’opportunità di trasferirsi all’estero, spinti non solo dalla ricerca di prospettive di carriera, ma anche dal bisogno di un sistema fiscale vantaggioso e coerente con gli standard internazionali.

In questo scenario, gli Emirati Arabi Uniti si stanno rapidamente imponendo come una delle giurisdizioni più attrattive a livello globale.
Secondo l’Henley Private Wealth Migration Report, gli Emirati hanno registrato tra 2024 e 2025 il maggiore afflusso di high-net-worth-individual a livello mondiale.
Un dinamismo che interessa i milionari, ma anche una quota crescente di dirigenti e manager.

Questa tendenza non è casuale. Infatti, il Paese ha intrapreso un percorso di modernizzazione normativa e fiscale orientato all’allineamento agli standard OCSE, segnando il passaggio da un sistema tradizionalmente privo di imposte dirette ad un sistema fiscale più strutturato, ma competitivo.
Con l’introduzione, dal 1° giugno 2023, della Corporate Tax a livello federale,
il Paese ha compiuto un passo decisivo verso un ordinamento fiscale coerente con i principi applicati dalle principali economie avanzate.

La Corporate Tax introdotta con Decreto Federale n. 47 del 2022 si applica non solo alle società, ma anche agli individui che esercitano un’attività economica o professionale, in modo continuativo e indipendente, tipicamente sulla base di una licenza rilasciata da una delle autorità emiratine, e con un fatturato annuo superiore a 1 milione di dirham (circa 240.000 euro). L’imposta è calcolata nella misura del 9% sui profitti superiori a 375.000 dirham (circa 90.000 euro).
Sono invece esclusi da tassazione i redditi da lavoro dipendente, i redditi immobiliari non riconducibili ad un’attività d’impresa o che non richiedono una licenza, nonché i redditi da investimento a titolo personale (come le rendite finanziarie).

Pertanto, dirigenti e manager d’azienda che si trasferiscono negli Emirati nell’ambito di un rapporto di lavoro subordinato non sono soggetti ad alcuna imposta sui redditi da lavoro, né su eventuali bonus, piani di incentivazione azionaria o altre componenti della remunerazione. Ad esempio, rimangono esclusi da imposta i principali benefit normalmente riconosciuti ai profili dirigenziali, quali contributi all’alloggio, indennità scolastiche per i figli, relocation packages e car allowance, che in molte giurisdizioni europee sono invece imponibili.
Inoltre, non vi è l’obbligo di presentare dichiarazioni dei redditi personali per i lavoratori dipendenti ed amministratori, con conseguente semplificazione degli adempimenti fiscali.

Dal punto di vista previdenziale, negli Emirati non sono previsti contributi obbligatori a carico del dipendente, poiché non esiste un sistema pubblico di previdenza sociale paragonabile a quello europeo. Tuttavia, il datore di lavoro è obbligato a fornire un’assicurazione sanitaria per ogni dipendente (non per l’intero nucleo familiare).

Infine, il diritto del lavoro emiratino riconosce riconosce ai lavoratori ulteriori diritti economici, quali l’indennità di fine rapporto (End of Service Gratuity), le ferie e le festività non godute, nonché la retribuzione per gli straordinari.
Queste dinamiche creano un forte allineamento
di interessi tra impresa e dirigente/ manager:

  • l’azienda può offrire pacchetti retributivi altamente competitivi senza aggravare il costo del personale rispetto a quanto avviene in un Paese ad alta tassazione;
  • il manager beneficia di un sensibile aumento del “netto in busta”, che rende più sostenibili investimenti personali, pianificazione
    patrimoniale e progetti familiari di lungo periodo.

Un ulteriore elemento di rilievo introdotto nell’ambito della riforma fiscale riguarda la definizione della residenza fiscale delle persone fisiche (art. 11 del Decreto Federale n. 47 del 2022 e Cabinet Decision n. 85 del 2022), per cui, ai fini domestici emiratini, una persona fisica è considerata fiscalmente residente quando:

  • ha negli Emirati il proprio luogo di residenza abituale o principale e il centro dei propri interessi personali e finanziari;
  • soggiorna nel Paese per almeno 183 giorni nell’arco di un periodo di dodici mesi; oppure
  • soggiorna nel Paese per almeno 90 giorni nell’arco dell’anno fiscale di 12 mesi rilevante e, contestualmente, è titolare di un valido permesso di soggiorno negli Emirati e svolge un’attività lavorativa o imprenditoriale nel Paese oppure dispone negli Emirati di un alloggio permanente.

Questa formalizzazione della residenza fiscale domestica rappresenta un’evoluzione significativa. Ne deriva un maggiore grado di certezza giuridica per individui e le loro famiglie che intendono trasferire la residenza negli Emirati e che necessitano di un riconoscimento coerente e difendibile della propria posizione fiscale nei rapporti con altre giurisdizioni.
Infatti, la presenza di un quadro normativo chiaro rafforza la posizione dei contribuenti nell’applicazione del vasto network di Trattati contro le doppie imposizioni (ad oggi sottoscritti oltre 140 di cui oltre 110 in vigore).

Da un punto di vista operativo, la possibilità di trasferirsi negli Emirati è agevolata da un sistema di “permessi di soggiorno” estremamente articolato e flessibile.
Le principali tipologie previste per dirigenti e manager d’azienda includono l’Employment Visa, con validità biennale e rinnovabile, ed il Golden Visa con durata fino a dieci anni e specificamente concepito per attrarre talenti altamente qualificati, investitori e figure apicali delle imprese. Entrambi i visti possono essere estesi ai familiari e al personale domestico.

Si segnala, infine, che gli Emirati non prevedono imposte su successioni e donazioni. È tuttavia consigliabile, in caso di trasferimento, predisporre un testamento locale per i beni siti negli Emirati, così da evitare che un’eventuale devoluzione ereditaria debba seguire le regole previste dal diritto locale
ed i principi della Sharia.
La combinazione tra stretta fiscale in giurisdizioni tradizionalmente attrattive
(come il Regno Unito) e politiche pro-business e pro-talent negli Emirati sta ridisegnando la mobilità internazionale di dirigenti e manager.
In questo scenario, per molti professionisti, manager e dirigenti Paesi come gli Emirati non rappresentano più una scelta “di nicchia”, ma un hub naturale da cui gestire carriera, business e patrimonio in modo conveniente e con un orizzonte di lungo termine.

Peraltro, il trasferimento della residenza dall’Italia all’estero - nel caso, negli Emirati - deve essere adeguatamente ponderato e pianificato: l’Italia non ha ad oggi una exit tax per le persone fisiche che emigrano, ma occorre fare i conti con le nuove regole di residenza in vigore in Italia dal 2024 (art. 2, comma 2, del T.U.I.R.).

Le nuove regole - fermo restando l’applicazione delle cosiddette tie-breaker rules previste dalle Convenzioni contro le doppie imposizioni - sono volte (a
detta del legislatore) a tenere conto delle peculiarità del mondo moderno, caratterizzato da un’elevata mobilità internazionale degli individui (e degli
asset), dai cambiamenti in atto nel modello di famiglia, nonché da un’accentuata diversificazione delle tipologie e modalità di attività lavorative esercitabili
(come lo smart working).

Prendiamo il caso della nuova definizione di domicilio, ancorata ora alle sole “relazioni personali e familiari della persona” (criterio differente rispetto al modello OCSE, per il quale assume invece rilievo il “centro degli interessi vitali”, ovvero sia ove sono localizzate le relazioni personali ed economiche più strette). L’accertamento del requisito del domicilio può essere tutt’altro che agevole nei casi in cui la famiglia è dislocata in più giurisdizioni.

Se il contribuente lavora e vive negli Emirati,i figli studiano in Francia, mentre la moglie continua a vivere in Italia, potrebbe non risultare dirimente la circostanza che gli interessi familiari siano in parte localizzabili in Italia (la moglie) e in parte localizzabili in Francia (i figli). Il venir meno quindi della residenza fiscale in Italia, potrebbe essere di non semplice applicazione pratica e deve essere adeguatamente valutata, anche in considerazione dell’elevata
mobilità internazionale attuale.